Il punto sull’export italiano: un’indagine sui consumatori del Made in Italy all’estero ne rileva il “cambio rotta”

 

Da una recente indagine sui consumatori del Made in Italy all’estero, si ricava l’immagine di un export italiano con una posizione alquanto altalenante posizione sui mercati esteri, soprattutto per quanto concerne la crescita nel breve periodo delle nostre produzioni tipiche.

Il Made in Italy per eccellenza, come sappiamo, è connotato da un panorama di piccole e micro imprese, che è espressione del territorio di appartenenza, dove si continua a formare e ad alimentare anche la parte tanto importante quanto la rete di relazioni. La forte prevalenza nei settori della moda, agroalimentare, arredamento e la non sufficiente presenza nei settori a base tecnologica (informatica, telecomunicazioni) o a forte economia di scala, lo testimoniano ampiamente, difatti i quesiti odierni rimangono sempre gli stessi: aumentare la ricerca e l’innovazione, per sviluppare nuovi settori; tutelare l’unicità e la qualità dei prodotti tradizionali del Made in Italy, allo scopo di competere ampiamente in un mercato dove la concorrenza è spietata e spesso sleale.

Oggi il mercato globalizzato e l’aumento di vendite e di esportazioni all’estero richiedono nuove tecniche di posizionamento e restyling delle imprese La ridotta dimensione aziendale e produttiva, infatti, può costituire in molti casi un ostacolo alla capacità di innovare i processi, non solo per la difficoltà finanziaria e di investimenti economici, ma anche per la scarsa vision nell’acquisire un management che abbia un forte know-how.

La recente indagine afferma dunque che per cercare dunque di tracciare un percorso di riqualificazione e di rilancio, che porti effettivamente alla formazione di un nuovo Made in Italy, non solo fatto di prodotti “nuovi”, ma anche e soprattutto dotato di un diverso modo di concepire l’azienda, le relazioni, è necessario approfondire e monitorare periodicamente, il mercato dei consumatori in cui esso si forma e si muove. In un’impresa ciò si riconduce a sviluppare l’azione di marketing.

Nel nostro caso se “Made in Italy” è il brand, non basta soltanto fare in modo che i prodotti siano italiani, ma occorre sempre di più riuscire ad influenzare il modo di vivere della gente, affinché il brand faccia la differenza in un mondo in cui la produzione tende all’uniformità e alla contraffazione. In fondo, il mondo del marketing è sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Per questo, per vendere il Made in Italy come prodotto è necessario affermare il Made in Italy anche come filosofia e stile di vita.

Pertanto, non si può più prescindere dall’utilizzo anche di nuovi strumenti tecnologici e di comunicazione. Solo così è possibile superare la soglia dell’immaginario dei consumatori, conquistando nuovi spazi di mercato e stimolando curiosità nelle nuove generazioni, che costituiscono un riferimento essenziale e sfidante nella creazione di obiettivi precisi.

Questa recente indagine sui consumatori del Made in Italy ha come scopo quello di dare un contributo nel segno di passare sempre di più da “prodotti Made in Italy” a “soluzioni Made in Italy”, in altre parole da un’economia materiale a un’economia esperienziale del sapere e della cultura italiana. Come avviene per il lancio di qualsiasi brand aziendale, anche per “Made in Italy” è fondamentale definire i due elementi caratterizzanti: l’immagine e awareness (concetto di percezione che i consumatori hanno del brand) e l’identità stessa che è invece collegata a ciò che l’impresa vuole rappresentare all’interno di quella marca, definendone il vantaggio e la personalità.